ATEX 2024-2026: gli aggiornamenti normativi e la 6ª edizione delle linee guida europee

Gli aggiornamenti normativi e la 6° edizione delle linee guida europee, tra impatti sulle certificazioni e adeguamenti richiesti alle imprese

La normativa relativa alle atmosfere esplosive è in continua evoluzione. Le Direttive ATEX rappresentano ancora oggi il quadro legislativo di riferimento a livello europeo, ma negli ultimi anni sono state aggiornate diverse norme tecniche della serie CEI EN IEC 60079, che interessano direttamente la classificazione delle aree, la progettazione degli impianti, la scelta delle apparecchiature, le verifiche e la manutenzione.

In questo articolo facciamo il punto della situazione al 2026, spiegando alle imprese cosa è realmente cambiato negli ultimi anni e quali aspetti dei propri impianti è opportuno riverificare, in un’ottica di sicurezza degli impianti in atmosfere potenzialmente esplosive che non si esaurisce mai in un adempimento “una tantum”.

 

Normativa ATEX: cosa è cambiato negli ultimi anni?

Prima di entrare nel dettaglio, è utile chiarire un punto che genera spesso equivoci tra i responsabili tecnici delle aziende:

  • le Direttive ATEX (2014/34/UE per i prodotti e 1999/92/CE per i luoghi di lavoro) continuano a costituire il quadro legislativo europeo di riferimento e non sono state sostituite;
  • parallelamente, vengono periodicamente aggiornate le norme tecniche armonizzate utilizzate per la progettazione, la classificazione, l’installazione, la verifica e la manutenzione degli impianti;
  • tra il 2024 e il 2026 sono entrati in vigore diversi aggiornamenti rilevanti, sia sul fronte delle norme della serie EN IEC 60079, sia sul fronte dei documenti guida della Commissione Europea.

Per un approfondimento sull’impianto normativo generale, che comprende entrambe le direttive e la loro applicazione pratica, rimandiamo alla nostra guida completa alla normativa ATEX.

 

Le principali novità ATEX introdotte dal 2024

Il triennio 2024-2026 ha portato aggiornamenti significativi su tre fronti tecnici che, insieme, coprono l’intero ciclo di vita di un impianto in area classificata: classificazione, progettazione/installazione, verifica e manutenzione.

Classificazione delle aree: CEI EN IEC 60079-10-1

La norma dedicata alla classificazione delle aree con presenza di gas, vapori e nebbie infiammabili è stata oggetto di revisione, con modifiche ai criteri di valutazione utilizzati per determinare l’estensione delle zone pericolose.

Si tratta di un tema che abbiamo già trattato in modo approfondito in un articolo dedicato, a cui rimandiamo per i dettagli tecnici: aggiornamento della CEI EN IEC 60079-10-1.

Progettazione e installazione degli impianti: CEI EN IEC 60079-14

L’edizione più recente della CEI EN IEC 60079-14 è probabilmente l’aggiornamento con il maggiore impatto operativo per le imprese, perché interviene su tutta la filiera che porta dalla classificazione delle aree all’impianto realmente in esercizio. In particolare, l’aggiornamento riguarda:

  • i criteri di progettazione degli impianti elettrici destinati ad aree classificate;
  • i criteri di scelta delle apparecchiature Ex, in coerenza con la marcatura e con la zona di installazione;
  • le modalità di installazione degli impianti e dei componenti;
  • la documentazione tecnica che deve accompagnare l’impianto, dal progetto fino al fascicolo di conformità;
  • l’ispezione iniziale, che deve verificare la corretta esecuzione dell’impianto prima della messa in esercizio;
  • le competenze richieste al personale che progetta, installa e verifica gli impianti in area ATEX.

È su questo punto che si gioca gran parte dell’adeguatezza reale di un impianto: un progetto formalmente corretto, ma realizzato o documentato senza seguire l’aggiornamento della norma, può presentare non conformità che emergono solo in fase di verifica periodica o di ispezione da parte degli organi di controllo.

Verifica e manutenzione: CEI EN IEC 60079-17

Anche la norma dedicata alla verifica e alla manutenzione degli impianti elettrici nelle aree ATEX è stata aggiornata. Il messaggio importante da trattenere è che la conformità ATEX non riguarda solamente la progettazione iniziale dell’impianto, ma deve essere mantenuta nel tempo, attraverso un piano di verifiche periodiche e una manutenzione documentata e coerente con le prescrizioni della norma.

Un impianto perfettamente conforme al momento della messa in esercizio può perdere la propria conformità nel tempo, per usura dei componenti, modifiche non tracciate, o semplicemente per il mancato aggiornamento del piano di manutenzione rispetto alle revisioni normative.

 

Novità ATEX 2026: cosa bisogna sapere

Nel 2026 il quadro normativo continua a evolvere su più livelli:

  • l’aggiornamento delle norme armonizzate collegate alla Direttiva 2014/34/UE, che restano il riferimento tecnico per la conformità dei prodotti destinati alle atmosfere esplosive;
  • gli aggiornamenti della famiglia di norme IEC/EN 60079, che coinvolgono sia gli aspetti impiantistici sia la certificazione delle apparecchiature;
  • nuove disposizioni tecniche relative a specifiche apparecchiature e sistemi utilizzati in area classificata;
  • l’evoluzione dei documenti guida utilizzati dagli operatori economici per dimostrare la conformità dei propri prodotti e impianti, inclusa la revisione delle Linee Guida ufficiali della Commissione Europea sulla Direttiva 2014/34/UE, giunte a gennaio 2026 alla loro 6ª edizione.

Il messaggio di fondo per le imprese è semplice: la conformità ATEX non va considerata come qualcosa di acquisito una volta per tutte.

Va invece adeguatamente monitorata nel tempo, proprio perché il quadro tecnico e regolatorio che la definisce continua a essere aggiornato.

A conferma di questo percorso, il 30 gennaio 2026 la Commissione Europea ha pubblicato la 6ª edizione delle Linee Guida ufficiali sulla Direttiva 2014/34/UE, che recepisce gli accordi raggiunti dall’ATEX Expert Group nella riunione del 28 aprile 2025 e sostituisce la precedente 5ª edizione dell’aprile 2024.

Le Linee Guida non introducono nuovi obblighi di legge, ma chiariscono come interpretare correttamente la Direttiva in fase di certificazione dei prodotti; la nuova edizione interviene in particolare su:

  • ricambi: un ricambio destinato a sostituire una parte difettosa o usurata deve essere identico all’originale, o quantomeno simile, e non è soggetto come tale agli obblighi della Direttiva, poiché destinato alla manutenzione di un prodotto già in servizio;
  • prodotti esclusi dalla Direttiva: viene chiarito, ad esempio, che una pompa a batteria per uso domestico e non commerciale resta fuori dal campo di applicazione ATEX, ma deve comunque rispettare il Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti (GPSR) 2023/988;
  • dichiarazione di conformità UE in formato digitale: se fornita digitalmente, deve restare accessibile online per l’intera vita utile del prodotto e comunque per almeno 10 anni dal’immissione sul mercato;
  • istruzioni per l’uso: devono tenere conto dell’uso previsto, dell’ambiente di utilizzo e delle capacità degli utilizzatori finali, restando comprensibili e aggiornate;
  • sistemi di riscaldamento elettrico a cavo scaldante (electrical trace heating systems): viene chiarita la responsabilità di fabbricante nei sistemi con classe di temperatura definita dalla costruzione del cavo (tipo A) rispetto a quelli con classe di temperatura dipendente dalla configurazione impiantistica, verificabile solo dopo l’installazione (tipo B).

Per le imprese italiane, questi chiarimenti vanno letti insieme, e non in alternativa, agli aggiornamenti delle norme tecniche CEI EN IEC 60079 di cui abbiamo parlato sopra: i due livelli normativi restano complementari, non sovrapposti.

aggiornamenti 2026 normativa ATEX

Gli aggiornamenti normativi obbligano a modificare gli impianti ATEX esistenti?

Questa è probabilmente la domanda più concreta che si pone un responsabile tecnico di fronte a un aggiornamento normativo: “Il mio impianto era a norma. Con queste modifiche devo adeguarlo?”

La risposta non può essere univoca, perché dipende dal contesto specifico. È necessario distinguere tra diverse situazioni:

  • nuovo impianto: deve essere progettato e realizzato secondo le norme attualmente in vigore;
  • impianto esistente, invariato nel tempo: non è automaticamente obbligato ad adeguarsi a ogni nuova edizione delle norme tecniche, salvo specifiche disposizioni transitorie o obblighi di legge;
  • ampliamento dell’impianto o dell’area produttiva;
  • modifica significativa dell’impianto elettrico o del layout;
  • sostituzione di apparecchiature, anche parziale;
  • cambiamento del processo produttivo;
  • introduzione di nuove sostanze, infiammabili o combustibili;
  • variazioni nella classificazione delle aree, dovute a una qualsiasi delle situazioni precedenti.

Il messaggio fondamentale è questo: un aggiornamento normativo non significa automaticamente dover rifare un impianto esistente, ma può rendere opportuna una verifica della valutazione del rischio, della classificazione delle zone e dello stato dell’impianto, per accertarsi che la situazione reale sia ancora coerente con quanto previsto in origine.

 

Classificazione delle Zone ATEX: è ancora corretta?

Un breve richiamo prima di affrontare il tema operativo. Le aree con presenza di atmosfere esplosive si suddividono in:

  • Gas, vapori e nebbie: Zone 0, 1 e 2, in funzione della frequenza e della durata della presenza dell’atmosfera esplosiva;
  • Polveri combustibili: Zone 20, 21 e 22, con la stessa logica applicata alle polveri.

Il punto operativo che ogni azienda dovrebbe porsi non è “l’impianto è stato classificato correttamente all’epoca?”, ma piuttosto: la classificazione effettuata anni fa è ancora coerente con la situazione attuale? In particolare, con:

  • il processo produttivo attuale;
  • le sostanze effettivamente utilizzate;
  • i macchinari oggi presenti in reparto;
  • il sistema di ventilazione;
  • gli eventuali sistemi di aspirazione;
  • le modalità operative realmente adottate.

Per un approfondimento sulla classificazione delle zone, rimandiamo al nostro articolo dedicato: classificazione delle Zone ATEX 0, 1, 2, 20, 21 e 22.

 

Valutazione del rischio esplosione: quando deve essere aggiornata?

La Valutazione del Rischio di Esplosione (VRE) non è un documento statico: dovrebbe essere rivalutata ogni volta che intervengono modifiche a:

  • processo produttivo;
  • layout degli ambienti o dell’impianto;
  • sostanze utilizzate o stoccate;
  • macchinari installati;
  • sistemi di aspirazione e ventilazione;
  • sistemi di sicurezza attivi e passivi;
  • modalità di stoccaggio delle sostanze pericolose.

Per un approfondimento sulla VRE, rimandiamo al nostro articolo dedicato: Valutazione del Rischio Esplosione (VRE).

 

Apparecchiature ATEX: come verificare che siano ancora adeguate

Anche le apparecchiature installate meritano una verifica periodica di adeguatezza, non solo al momento dell’acquisto. Gli elementi da controllare sono:

  • la marcatura ATEX riportata sull’apparecchiatura;
  • la categoria dell’apparecchiatura, coerente con la zona di installazione;
  • la zona di installazione effettiva, che potrebbe essere cambiata nel tempo;
  • il tipo di protezione adottato;
  • la classe di temperatura;
  • la compatibilità con il tipo di gas o polvere effettivamente presente;
  • le condizioni effettive di utilizzo, che possono discostarsi da quelle previste in fase di progetto.

Su questo tema abbiamo già pubblicato un approfondimento dedicato alla scelta delle apparecchiature Ex, che consigliamo di consultare per un quadro più completo: Dispositivi elettrici e meccanici ATEX: come scegliere le apparecchiature corrette.

 

Cosa dovrebbe verificare oggi un’azienda con impianti in area ATEX?

Per chiudere la parte informativa con un riferimento concreto, un’azienda con impianti in area classificata dovrebbe periodicamente verificare almeno:

  1. la Valutazione del Rischio di Esplosione;
  2. la classificazione aggiornata delle zone;
  3. la conformità delle apparecchiature installate rispetto alla zona e al processo attuali;
  4. lo stato degli impianti elettrici in area ATEX;
  5. la documentazione tecnica disponibile e la sua completezza;
  6. l’esecuzione delle verifiche periodiche previste;
  7. la manutenzione, programmata e documentata;
  8. la competenza e la formazione del personale coinvolto;
  9. eventuali modifiche apportate all’impianto nel corso degli anni, anche minori, e la loro tracciabilità.

 

Verifica e adeguamento degli impianti ATEX con SMI Zanocco

L’evoluzione normativa degli ultimi anni è una buona occasione per verificare che la sicurezza ATEX del proprio impianto sia ancora coerente con il processo produttivo attuale, prima che eventuali non conformità emergano durante un’ispezione o, peggio, in seguito ad un incidente.

L’approccio di SMI Zanocco accompagna le imprese lungo l’intero percorso: analisi dello stato attuale, valutazione del rischio, progettazione degli interventi necessari, realizzazione, verifica e, infine, manutenzione nel tempo.

Se la tua azienda ha impianti in area classificata e vuole verificare che siano ancora allineati agli aggiornamenti normativi, contatta i tecnici di Zanocco per una valutazione dei tuoi impianti ATEX.

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